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LE PALAFITTE
Biotopo "Palu'"
Nome locale: Palù di Fiavè
Nome topografico: Palù
Comune: Fiavè
Quota media s.l.m.: m 645
Superficie: 122 ha circa
Tipologla: torbiera
La Torbiera di Fiavè è forse più nota per il grande
patrimomo archeologico che in essa è conservato che non per i suoi
aspetti naturalistici. Qui, infatti, si sono trovate le ben note palafitte
che hanno conferito a questa zona il ruolo di stazione archeologico d'importanza
internazionale. La Torbiera di Fiavè è però stata
istituita come biotopo protetto in considerazione del suo grande pregio
naturalistico, così da potervi attuare una tutela "globale"
che preservi l'uno e l'altro aspetto della sua ricchezza, evitando manomissioni
arbitrarie che potrebbero danneggiare irreversibilmente l'intero sistema.
La Torbiera di Fiavè ha origine per colmamento di un vasto lago
formatosi circa 12-14.000 anni fa, al termine dell'ultima fase della glaciazione
Wurmiana in virtù di uno sbarramento morenico. Questo lago era,
in origine, profondo più di 20 metri e perfino più esteso
dell'attuale bacino occupato dalla torbiera. Il suo colmamento è
stato causato dalla vegetazione costiera, che ha lentamente depositato
se stessa morta sul fondo, innalzandolo dalle zone di riva verso il centro.
In questo modo ha potuto invadere gradualmente lo specchio d'acqua, fino
a occuparlo quasi per intero.Gli insediamenti palafitticoli, databili
uno al 2100-2000 a.C. ed un secondo al 1400-1300 a.C., erano collocati
sulle rive del bacino, quando era ancora lago. Attualmente la torbiera
ha una superficie ridotta rispetto all'origine, perchè ha subito
forti tentativi di bonifica talvolta parzialmente riusciti. La sua vegetazione
è caratterizzata dai grandi carici e, nelle pozze e nei canali,
dalla ninfea; i canneti sono presenti solo verso la riva e sfumano poi
nei tifeti. L'importanza della torbiera come habitat per molte specie
di animali resi rari dalla distruzione di tante altre zone umide è
enorme. Lo testimoniano le presenze di ben sei specie di anfibi, di moltissimi
molluschi e ancor più di insetti e di altri artropodi. Va poi segnalato
che riveste particolare interesse quale zona di rifugio per molti uccelli
migratori
Principali motivi di interesse naturalistico: rare specie e associazioni
vegetali delle zone umide; Anfibi e avifauna acquaticatrutture per il
turismo culturale: sentiero di visita con osservatorio e 2 torrette di
osservazione fauna; centro visitatori presso il Municipio; percorso per
portatori di handicap.
Tempi di percorrenza: l'intero percorso può essere portato a termine
in circa due ore e mezzo, tenendo conto di un passo tranquillo e di brevi
soste per osservare, fotografare, disegnare, scrivere. Difficoltà
e attrezzatura consigliata: il tracciato non comporta particolari difficoltà
tecniche. La naturalità del territorio suggerisce abbigliamento
discreto e soprattutto calzature adeguate.
Studi compiuti: progetto di definizione naturalistica e catastale; studi
della commissione scientifica; monitoraggio periodico dellavifauna;
monitoraggio peiodico anfibi; piani di gestione forestale.
Interventi di ripristino ambientale: creazione di nuovi stagni; realizzazione
di sottopassi stradali per Anfibi; colture a perdere per la fauna selvatica;
sfalcio periodico in torbiera
Lungo il tracciato, alcune tabelle offrono "spunti per vedere"
individuando punti di particolare interesse, nei quali si suggerisce una
breve sosta per osservare e "gustare" gli aspetti più
preziosi di questo biotopo. Con i numeri da 1 a 15 sono indicati questi
punti di particolare interesse.
1. Le forme del territorio
2. la siepe
3. I coltivi intensivi e quelli estensivi
4. Boschi artificiali e naturali
5. I bacini idrici
6. La vegetazione della torbiera
7. La rinaturalizzazione
8. Insetti e rane
9. Rondini e zanzare
10. La fauna della torbiera
11. La gestione del biotopo
12 L'area a tutela integrale e l'area di rispetto
13. Il bosco di salici
14. Le palafitte
15. Preistoriche "case a schiera
Il sito Palafitticolo
e le altre zone archeologiche
La valle delle Giudicarie Esteriori è uscita dallanonimato
che caratterizza la storia antica di gran parte della regione e si è
imposta allattenzione dei ricercatori e studiosi della preistoria
delle zone alpine grazie ai ritrovamenti archeologici che sono conseguiti
alle ricerche sistematiche attuate, in tempi recenti, dal settore archeologico
dellAssessorato alle Attività Culturali della Provincia Autonoma
di Trento. Tali ricerche le cui risultanze coinvolgono un arco
di tempo che copre oltre due millenni, dalla Preistoria recente delle
popolazioni alpine alla Protostoria, sino alla Storia dell'Evo Antico
sono state indirizzate su tre localitàFiavè,
a Sud, Vigo Lomaso, al centro del lato Est e Stenico a Nord ciascuna
delle quali ha comportato un particolare impegno di lavoro ed ha evidenziato
una diversa situazione documentata dai reperti posti in luce
che però non esclude, tra queste stesse località, I'esistenza
di un legame vicendevole che, quantomeno in certi periodi, ha assunto
l'aspetto di una vera e propria integrazione.
Per quanto riguarda la particolarità di dette località,
è da porre in rilievo che:
Fiavè: per l'importanza dei suoi abitati sorti nel secondo millennlo
a.C. sulle sponde e nel le acque dell'antico lago Carera supera l'ambito
regionale;
Stenico: con la Necropoli a Tumulo ed il luogo di Culto evidenzia aspetti
del culto dei morti collegato al Fiavè 6° e perdurato per tutto
il primo millennlo a.C., in parallelo con Vigo Lomaso;
Vigo Lomaso: offre testimonianze di insediamento che eredita la tradizione
dell'ultimo Fiavè (il Fiavè 7°), proseque nel primo
milIennio a.C. in collegamento con Stenico, e quindi impone un proprio
ruolo primario nell'ambito della storia antica della valle.
FIAVE
Le più antiche ed evidenti testimonianze circa le genti che hanno
abitato la Valle delle Giudicarie Esteriori sono accentrate nel territorio
della Torbiera di Fiavè, ubicata, fra i monti, nelI'ultimo tratto
Sud della valle, 20 km. a Nord del lago di Garda, sulla direttrice delle
Dolomiti del Brenta. L'eccezionalità e l'imponenza dei reperti
venuti alla luce, appunto alla Torbiera di Fiavè, hanno fatto si
che detta località venisse ad assumere il ruolo di uno fra i plù
importanti punti di riferimento in ordine alle ricerche dirette a conoscere
la storia degli abitati preistorici sorti in ambiente umido.
LA TORBIERA Dl FIAVÉ "PALU"
L'amplo terrazzo morenico sui cui sorge il paese di Fiavè ha
creAto,
a suo tempo, uno sbarramento nell'angolo meridionale della valle dando
cosi luogo ad un'ampia conca triangolare, chiusa dai monti Misone, ad
Est, Cogorna, ad Ovest, e appunto dalle ondulazioni dello sbarramento
morenico a Nord-Est.
In questa conca si era formato, anticamente, un vasto invaso lacustre
alimentato dalle abbondanti sorgenti che tuttora sgorgano alla base dei
monti che lo fiancheggiano. L'attuale Torbiera pIù conosciuta
in paese con il nome "Palù" occupa l'alveo di
questo antico lago di sbarramento, progressivemente trasformatosi in deposito
di torba ma i cui residui erano ancora visibili nel secolo scorso. Tali
depositi torbosi sono stati variamente sfruttati a partire dallo scorso
secolo, e ciOè dal 1855, quando la ditta "Cinquen et Ennis"
ha dato inizio alla estrazione della torba ad uso di combustibile.
LA SCOPERTA DEL SITO ARCHEOLOGICO
Le prime scoperte archeologiche si sono verificate, nella Torbiera di
Fiavè, appunto in occasione dei lavori di cui sopra; ne sono quindi
seguite altre, sempre in occasione di lavori per l'estrazione della torba,
ma in relazione ad esse si sono perse sia le notizie che i reperti venuti
alla luce. Nel 1883, I'Archeologo trentino Paolo Orsi parlava della possibile
esistenza di abitato lacustre. Pirro Marconi, durante una ispezione al
sito effettuata, nel 1926, fra le trincee aperte nella zona NE
sempre a scopo di estrazione della torba aveva notato resti di
abitato e reperti sparsi fra le palificazioni estese su un'area di circa
mq. 8000). Nel 1940 la Soprintendenza alle Antichità delle Venezie
esequiva un piccolo scavo, bloccato, però, dopo pochi giorni. Negli
anni successivi, Raffaelle Battaglia illustrava alcuni dei reperti più
interessanti venuti alla luce casualmente. A partire dal 1969 il Museo
Tridentino di Scienze Naturali, grazie al contributo dell'Assessorato
provinciale alle Attività Culturali, organizzava scavi sistematici
nella zona palafitticola che era stata posta in luce nel 1968 nel corso
di lavori per l'estrazione della torba. Con la serie di campagne effettuate
dal 1969 al 1976 sono stati complessivemente scavati mq. 800: circa un
decimo dell'area contenente resti di abitati palafitticoli. Le ricerche
palafitticole condotte in questa occasione hanno consentito di acquisire
una notevole quantità di dati sulla formazione e sullo sviluppo
degli abitati sorti nel secondo millennio a.C. e nello stesso tempo hanno
evidenziato la vasta problematica che a questi stessi abitati è
connessa, stante il particolare ambiente in cui essi sono sorti. Per non
disperdere questo patrimonio di dati e di informazioni, I'Assessorato
alle Attività Culturali ha promosso la realizzazione di una completa
ed ampia relazione sugli scavi recentemente effettuati, nella quale debba
essere fatto luogo
-alle illustrezioni di quanto sinora portato alla luce;
-alla catalogazione ed all'esame della massa dei reperti raccolti in
occasione degli scavi;
-a studi specialistici, circa la situazione della
Carera, finalizzati
all'acquisizione di dati per una plù incisiva tutela e valorizzazione
del sito archeologico di Fiavè.
I lavori di predisposizione di tale relazione si ricorda, attualmente
in corso hanno permesso di acquisire una prima serie di dati sulla
tipologia strutturale degli abitati preistorici sorti alla Carera; il
che glà rappresenta un notevole, positivo contributo alla soluzione
dell'annoso e dibattuto problema circa l'esistenza degli abitati palafitticoli.
SUCCESSIONE E TIPOLOGIA DEGLI ABITATI PREISTORICI NELLA CARERA Dl FIAVÉ
La zona arch eologica nella Carera interessa l'area di quella che era
l'insenatura meridionale dell'antico lago ora a prato pianeggIante
e cioè l'ampio triangolo che ha il vertice Sud nel dos Gustinaci
e, come base, la strada consortale che entra nella palude. Gli scavi sono
stati articolati su una serie di settori distribuiti in tre zone così
distinte: zona 1 ubicata nell'angolo NO del prato, gravitava su quella
che poteva essere una minuscola isola, o promontorio, di poco emergente
dall'antico lago; zona 2 - posta ad Est della prima, si estende alla leggera
depressione del prato è solitamente pregna d'acqua
sulla quale afffiorano testate di pali inglobati nelle torbe;
zona 3 - si sviluppa nella parte a Sud del prato, lungo il pendio del
dos Gustinaci. La scoperta di molti elementi pertinenti ad abitati ha
consentito di determinare la tipologla strutturale di ciascuno di essi.
Il contemporaneo rinvenimento di resti culturali giacenti fra i reperti
di cui sopra (ossia, quanto appartenente alle persone allora presenti
negli abitati in parola: oggetti di uso domestico, strumenti di lavoro,
abbigliamento e rifiuti) ha permesso di riconoscere la cultura di chi
usufruiva degli abitati stessi, di determinarne l'orizzonte e, quindi,
la collocazione cronologica. Infine, la relazione fra struttura abitativa
ed orizzonte culturale ad essa associato ha reso possibile determinare
la successione e la tipologia dei singoli abitati, ad iniziare da quello
convenzionalmente indicato come Fiavè 1°, sino al Fiavè
7°, I'ultimo in ordine di tempo sorto nell'ambito della Carera.
Tratto da:
PERINI R.,1983, " Sulle Tracce delle Genti Giudicariesi" in
Beni Culturali del Trentino, n.3, Provincia Autonoma di Trento
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